ASN - Amici Scala N
martedì 11 dic 2018 - Associazione Nazionale Amici Scala N
CeNto bandiere

[Introduzione] [Una Storia che parte da lontaNo...] [E in Italia?] [CeNto bandiere] [Le "Fuoriserie"] [Bibliografia]

È il caso di dare uno scorcio alle aziende che nelle varie regioni del mondo hanno (nel tempo) intrapreso produzioni in 1:160 - della Germania, la culla della N, abbiamo già detto quasi tutto.
In Svizzera Waibel - Ruco (di cui ricordiamo anche alcuni carri FS commercializzati dalla Swisstoys) fu presto seguita da Hag (del 1981 il suo esordio nella N), Fulgurex, Lemaco e Metropolitan. Tra il meglio del panorama mondiale! Curioso rilevare come anche la Bemo (certo più conosciuta per le pregevoli riproduzioni in H0m e H0e) abbia prodotto per il solo mercato americano alcune pesanti loco a vapore, peraltro commercializzate sotto il nome di altre case.
In Austria dobbiamo naturalmente citare Roco (ne abbiamo a profusione parlato prima: Roco è ancora tra i massimi produttori mondiali), e Hobbytrain, firma massimamente dedita ai riproduzioni del Centro Europa (FFS, DB ecc.), supportata da Kato per molte delle riproduzioni.
In Francia, scomparsa la Dynam, un tempo dedita alla riproduzione del parco rotabili SNCF, sono oggi operanti Carmina e Transmondia (queste ultime su base più artigianale). Gli stampi della Dynam, rilevati da Transmondia, dovrebbero consentire all'artigiano francese di riproporre l'interessante linea di rotabili sopra citati. Da rilevare anche come il catalogo 1980-81 del costruttore transalpino Jouef (azienda oggi rilevata da Rivarossi/Lima Group) annunciasse la messa in produzione di una linea in scala N di cui, però, non si è avuta conferma negli anni successivi.
Sempre distribuiti da Transmondia anche ArtTrain (autore dei pregevoli Transcereales FS) e TrainsN'Co.
In Spagna la Modell Iber, mutato nome in Ibertren, esordiva con un sistema a 3 rotaie, con corrente captata da punti di contatto centrali isolati e dalle due rotaie di corsa, in seguito convertito nel più canonico 2 rotaie = 2 poli. Ibertren risulta ben conosciuta ai cultori dello stile italiano per la produzione (oggi cessata) di rotabili FS.
 
  Gr. 835
 

In Italia, oltre alle citate Lima e Rivarossi, terza fondamentale presenza è quella della Tibidabo, che si propose di riprodurre in "formato ridotto" i modelli studiati in scala H0 dalla casa di Como (da menzionare come presenza "discreta" alle spalle della Tibidabo fu quella del Maestro Arnaldo Pocher).

L'inizio dell'avventura Tibidabo è databile al 1965, quando Gianfranco Bianco, artigiano dell'alessandrino, studia per sè i prototipi in ottone dei tre modelli prodotti in HO dalla RivaRossi (Gr. 685, Gr. 835, E 626). L'interesse di un grossista torinese (Caligaris) fa sì che veda la luce la produzione che conosciamo. Saltando come detto al 1966, alla Fiera di Norimberga (ospite nello stand Casadio, di cui la Tibidabo adottò il sistema di binari) l'azienda presentò in anteprima la Gr. 835 e tre carri merce (L, F ed il carro cisterna), oltre che al prototipo della E 626, delle vetture viaggiatori e (addirittura) il master pre-serie in ottone di una purtroppo mai riprodotta Gr. 685!

Nel 1967 veniva presentata ancora a Norimberga la E 626 definitiva, oltre che (realizzato come detto da Casadio) un completo quanto realistico sistema di binari comprendente deviatoi a 10° e 15°, uno scambio triplo e addirittura uno scambio inglese (10°) a 8 aghi, in assoluto anticipo sui tempi!
 
 
La E626 definitiva  
 
"Mamma mia, welch' prima bellissima treno!": la qualità di questi modelli è ben riassunta dal commento che la rivista MiBa dedicava nel 1967 alle novità Tibidabo presentate a Norimberga.
Ricordiamo che parte della produzione Tibidabo (gli stampi si sono salvati) è stata in seguito ricommercializzata dalla CSM e poi dalla CDM, e in seguito da Acar Model. E nel 2000, soprattutto dietro pressione della ASN, Gianfranco Bianco/Tibidabo si è rigettato in pista, annunciando una nuova serie di modelli FS in scala N, disponibili sul mercato a partire dala fine del 2001!

Fondamentale, in Italia, è stato anche (ma è tuttora) l'apporto degli artigiani.

In Inghilterra le due marche principali sono ancora Graham Farish (che iniziò la sua produzione in N nel 1970 - l'azienda è stata oggi rilevata da Bachmann) e Peco, specializzate nella riproduzione di treni delle "British Railways". Peco, in realtà, è diretto produttore solo di carri, visto che le macchine commercializzate con il marchio Peco sono prodotte per la marca inglese da costruttori terzi: le loco-tender a vapore a due assi viaggiano su telaio Arnold, mentre a fine anni '70 anche la Rivarossi realizzò per gli inglesi una "Jubilee" 2-3-0 per treni espressi. Anche se i modelli girano su binario con scartamento 9 mm, la scala utilizzata da entrambe le Case è leggermente diversa dallo standard, ovvero 1:148 (i soliti inglesi: da notare come il rapporto 1:148 risulti circa la metà di quello proprio della scala 00!).
 
 
  Il master in ottone della Gr.685
 

Sempre made in UK troviamo la Langley e la Beaver, mentre può risultare interessante sapere che la produzione Trix era presentata in Inghilterra sotto il marchio Hornby.

Vediamo gli Usa: detto che i modelli Mehanotechnica e Trix erano qui venduti a nome Model Power, le altre principali case presenti negli Stati Uniti sono innanzitutto Bachmann (che fa produrre i propri modelli ad Hong Kong dalla Kader), ma anche ConCor, Kadee (a Kadee si deve tra l'altro l'introduzione del classico "gancio americano" N, diverso dal NEM europeo), Life-Like e Roundhouse.
In Giappone, dove il modellismo ferroviario è uno tra gli hobby più diffusi, la scala N è una delle "scala di riferimento" (forse per i noti problemi di... spazio dei giapponesi); e vi troviamo come costruttori ditte quali Endo (dal 1967), Gakken, Tomix e Kato, produttori che si segnalano per l'ottimo rapporto qualità/prezzo, e per questo spesso e volentieri lavorano per conto terzi (abbiamo già detto del rapporto Kato-Hobbytrain, ma la stessa cosa succede per molti modelli "americani", che nella realtà vedono giornalmente la luce sulle isole dell'ex-impero).

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Antonio Rampini
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