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martedì 11 dic 2018 - Associazione Nazionale Amici Scala N
Una Storia che parte da lontaNo...

[Introduzione] [Una Storia che parte da lontaNo...] [E in Italia?] [CeNto bandiere] [Le "Fuoriserie"] [Bibliografia]

Si parte infatti ben prima della II Guerra Mondiale: se il 1934 è l'anno in cui Märklin e Trix fanno il loro esordio nella scala H0, addirittura al 1912 può essere fatto risalire il primo treno Bing a binario 9 mm. Invece il 1923 vide il tentativo dell'inglese H.B. Whall, di Kew, di portare sul mercato le prime riproduzioni di treni elettrici in scala 1:152,3 per uno scartamento di 9,2 mm (gli inglesi, fanatici della tradizione, hanno poi codificato il rapporto 1:150 per la loro la scala 000, ovvero la "2mm per piede" - originali, come sempre!). Dopo di lui A.R. Wakley, nel 1927, esponeva un modello funzionante di locomotiva in 2 mm, e di tanto in tanto le riviste dell'epoca si soffermavano a descrivere ferrovie in miniatura in tale scala.
Ma già agli inizi del 1920 esisteva sul mercato un treno giocattolo 000 rappresentante una locomotiva 2-2-0 della London and North-Western Railway con carrozze.
Il tentativo, lo sappiamo, non fu fortunato, e i tempi "bui" che andavano profilandosi (totalitarismi vari, guerra mondiale) non contribuirono a spronare le velleità modellistiche (c'è da ritenere che prioritarie risultassero altre esigenze...).

Per continuare il nostro viaggio nel tempo dobbiamo così "saltare" al 1948, anno in cui alla Fiera di Hannover la Kersting-Bahn presenta un modello previsto per lo scartamento 8 mm.
Negli stessi 1947/48 la Cappa, in Italia, iniziava la produzione di rotabili in scala 1:150 con binario di scartamento 10 mm, la scala "C" secondo la notazione del dr. Italo Briano: i modelli erano genialmente motorizzati utilizzando motorini di tergicristalli (!) per automobili. Nonostante l'impiego della corrente continua (6 Volt) per la trazione, non siamo comunque ancora in una realizzazione "due rotaie": il binario, infatti, comprendeva una terza rotaia visibile, mentre le due rotaie di rotolamento erano a massa fra loro e con la base di appoggio. Le locomotive erano così dotate di un pattino con due rullini di contatto, tipo "Bing-00 1926".
Nei primi anni '50 anche Trix intraprese la strada del "piccolo", dapprima nella scala 1:150, ed in seguito (1959) nell'insolito rapporto di riduzione 1:180. In questa scala, sotto il nome "Schiebe-Trix", videro effettivamente la luce alcuni modelli non motorizzati dal grande successo (una BR01, una T3 ed una V200, diesel tra i più fortunati della storia..., oltre che diverse carrozze e carri merce), prima che l'insolito "esperimento" non fosse abbandonato dalla marca tedesca per l'impossibilità di risolvere il problema della motorizzazione.
Se Trix riprendeva un rapporto di riduzione (1:180) che aveva visto la luce nei primissimi anni '50 sotto il nome di scala "K" (scartamento 8 mm, scala appunto 1:180), nel 1957 un fermodellista inglese, C. Taylor-Nobbs di Belfast, proponeva un nuovo scartamento di 8,25 mm con rapporto di riduzione 1:174, denominandolo "Q0" (Quarter of 0, dunque metà H0).

Evidentemente, visto il fallimento commerciale di tutte le citate iniziative, i tempi non erano ancora maturi, anche se i ristretti "moduli abitativi" dei giorni nostri (che impongono plastici di dimensione ridotta) spingevano le aziende a proseguire nella ricerca di una soluzione definitiva.
Non marginale, sempre nell'immediato dopoguerra, anche il "fuoco di paglia" rappresentato dalla scala TT (Table Top, ovvero "da tavolo"), che sembrava coniugare al meglio dimensioni ridotte e fedeltà di riproduzione (scala 1:120, scartamento 12 mm: dunque un compromesso fra l'ancora abbastanza vicina 1:87 e la futura 1:160). "Inventata" in Gran Bretagna, furono due aziende tedesche (Rokal e Zeuke) a tentarne il lancio in grande serie nella Mitteleuropa, prima che il tutto naufragasse per l'insuccesso incontrato al di fuori dei confini della ex Grande Germania.

Passiamo ora al 1960: Arnold propone in quell'anno i primi modelli in scala 1:200 (gli articoli erano infatti presentati con il marchio Arnold rapido 200), forniti in confezione comprendente una V 200 ed una carrozza a tre assi, e comunque circolanti su binario a scartamento 9 mm. La scatola (il cui costo era di 89 DM) includeva inoltre un alimentatore a batterie (6 V).
Sempre Arnold, nel 1961, provò ad avventurarsi nello "ancora più piccolo", presentando un rotabile in scala 1:256 (!) (ma sempre per scartamento 9 mm).
Tra le molte proposte del periodo, tornando in Italia (circa 1960), vorremmo segnalare quella della F.E.M. (binario 9,5 mm) che presentava una propria pregevole produzione di rotabili dal funzionamento "particolare". Il modello di locomotiva riprodotto (un simulacro di E 424 senza i due pantografi ma con uno strano, unico trolley) era reso funzionante grazie al motorino di una suoneria elettrica, che sotto tensione comunicava una (letterale) "vibrazione" ad un manicotto in gomma para, posizionato quasi verticalmente sotto il telaio. La macchina si spostava, così, saltellando: italico ingegno!

Un cenno particolare merita anche la Rail-Route francese, azienda sorta attorno ai primi anni '60 e che si staglia nel panorama per la proposta (abbastanza singolare) di proporre modelli molto fedeli ai prototipi, ma destinati ad essere condotti a mano su di un tavolo, senza binari (dunque per un pubblico di bambini). La scala dei modelli era la 1:143, per uno scartamento delle ruote (non del binario) di 9 mm, cosa che impediva di utilizzare i modelli Rail-Route (in catalogo una loco a vapore 0-3-0, varie vetture a due assi, carri merci coperti o scoperti) sui binari a 9 mm. Insomma, potremmo bene definire questi anni quelli della "ricerca della pietra filosofale".
Ancora nel 1961, grazie alla inglese "Lone Star" (marchio modellistico della Casting Machine Tools), fu introdotto un sistema di ferrovia in scala 000, ma questa volta a scartamento 9 mm, commercializzato nei mercati inglese ed americano; ed è nel 1962 che la stessa Arnold si converte (finalmente!) al rapporto a noi tanto gradito, ovvero lo 1:160.
Sembra che si sia arrivati ad una soluzione definitiva scala/scartamento, visto che nel 1963 anche Morop inizia a considerare il nuovo scartamento con un proprio Comitato Tecnico, decidendo di introdurlo nelle Tabelle NEM; e come primo atto lo denomina N, per il motivo che la lettera N è contemporaneamente l'iniziale in diverse lingue dello scartamento 9 mm (Neuf, Nine, None, Nove), oltre che naturalmente l'esatto risultato del rapporto 1,435 (lo scartamento reale) : 160 (la scala).

Tappa successiva è il 1964: anno fondamentale non solo per il... vino, ma per due altri più "fermodellistici" motivi.
Innanzitutto perchè la Trix, abbracciando quello che si stava imponendo come standard (scala 1:160, binario 9 mm) inizia a produrre il materiale rotabile relativo a questo rapporto di riduzione con il nome di "Minitrix", visto che erano riportati in piccolo gli stessi modelli prodotti come Trix per la H0.
Ma il 1964 è soprattutto ricordato perchè Arnold, sempre lei, in quell'anno inizia a contraddistinguere ufficialmente la propria produzione con il termine che si doveva imporre a livello internazionale quale unica sigla del rapporto di riduzione 1:160, "N" - come si diceva sopra, dal tedesco Neun, ovvero "nove" mm di scartamento (altre specifiche all'epoca previste: alimentazione a 12 V, sistema a due rotaie).
Due anni dopo (1966) la Piko, ben conosciuta azienda della Germania Orientale, iniziava la produzione di articoli in Scala N (erano però stati presentati due anni prima, ovvero ancora nel... 1964, alla Fiera Autunnale di Lipsia), imponendosi rapidamente come "marca di riferimento" per i Paesi d'Oltrecortina.

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Antonio Rampini
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